
Le inziative della rete Intrecciat3 l’8 marzo si sono aperte in piazza San Fedele a Como con la manifestazione silenziosa delle Donne in nero. Di seguito il testo del volantino Fuori la guerra dalla storia e dalle nostre vite, distribuito durante l’iniziativa.
“Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere.” Christa Wolf .
“La guerra è entrata nel quotidiano eppure dobbiamo pensare alla pace, da donne” Virginia Woolf. “La guerra non restaura diritti, ridefinisce poteri”. Hanna Arendt.
La Giornata internazionale delle donne quest’anno si celebra in un momento di grande inquietudine per il mondo e per le nostre vite.
La guerra è qui, prepotentemente, e continua a fare la storia, con il rischio sempre più concreto che diventi globale e nucleare. Sono tempi difficili per la Pace, per la Terra, per i diritti delle persone, non solo delle donne, ma delle donne maggiormente. Tempi in cui vengono agite politiche di sfruttamento dell’ambiente e di oppressione degli esseri umani che aggravano la crisi climatica, determinano insicurezza e crescenti disuguaglianze, ipotecano il futuro. Politiche disumane. Troppe guerre, troppi morti, troppi bambini e bambine uccisi. Troppi sogni spenti. Troppi futuri interrotti. Troppe spese sociali tagliate. Troppo inquinamento. Troppo caldo. Troppe catastrofi provocate da umani disumani. Troppe ingiustizie. Troppi poveri. Troppi corpi di donne usati come campi di battaglia per affermare il potere maschile. Troppe armi prodotte, vendute, usate.
E in questi giorni, Ursula Von der Leyen osa proporre un piano di riarmo dell’Europa, chiamandolo piano di Difesa europea: 800 miliardi di euro per le armi. E, pur di aumentare le spese militari, chiede di cancellare, solo per le armi, le inique regole di bilancio che negli anni hanno impedito di aumentare gli investimenti in salute, istruzione, conversione ecologica. Lo fa in nome della “sicurezza”.
La sicurezza per noi è quella sociale, quella della tutela dell’ambiente e quella degli investimenti che portano benessere, non distruzione e morte.
E le reazioni alla devastazione di vite ambiente, democrazia, diritti, sono tiepide. Troppo tiepide. Come se le persone non si siano rese conto che la militarizzazione della società, della scuola, dei media si è appropriata, dei nostri cuori, delle nostre menti, del nostro linguaggio.
Virginia Woolf, nel 1938, scriveva: «Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. E il fine è il medesimo: affermare il diritto di tutti, di tutti gli uomini e di tutte le donne, a vedere rispettati nella propria persona i grandi principi della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà».
Facciamole correre di bocca in bocca queste appassionate parole di Pace, di impegno e di lotta delle donne contro la guerra.
Continuiamo a parlare di disarmo, antimilitarismo, obiezione alla guerra, ecopacifismo. Continuiamo a
pretendere, davanti a tanti morti, in prevalenza donne e bambini, davanti a tanto dolore, che si fermino i
massacri, si depongano le armi, si abbia cura delle persone. Prevalga l’umanità.
Salvare una città, un paese, un popolo dalla catastrofe non è segno di resa o di debolezza, ma di amore.
Nessuna pace è “vergognosa”, nessuna condizione è inaccettabile per salvare una città, un paese, l’umanità.
Lo abbiamo imparato leggendo Venezia salva di Simone Weil. Il tempo è ora. O non ci sarà più tempo. [Donne in nero Como]

