Nel pomeriggio, la riflessione si articola in diversi gruppi di lavoro – Pace e disarmo, Diritti e solidarietà, Ambiente e lavoro, Giovani in movimento – strutturati per favorire la messa in comune di idee e azioni pratiche per il futuro.
Tantissimi gli spunti raccolti, moltissimi dei quali sentiti come comuni: l’esigenza di ripensare la politica e la sua relazione con la società, accanto al bisogno di raggiungere anche quella parte di essa disillusa, inattiva o comunque distante; la necessità di fare rete (come terzo settore, come opposizione e come mondo dell’attivismo) e di unirsi per affrontare in maniera decisa e compatta i numerosi cambiamenti in atto; il bisogno di trovare tempo e spazi per costruire tutto questo con parole, confronti e azioni pratiche.
Tra le proposte pratiche, numerose iniziative in corso di costruzione per chiedere la riduzione delle spese militari e un aumento di quelle per la transizione ecologica, una maggiore integrazione di parti sociali e un impegno ulteriore nella formazione su questi temi, il riportare le rivendicazioni sociali al centro del dibattito anche nel mondo del lavoro e, infine, accanto alla risoluzione dei problemi, la possibilità di tornare a sognare un mondo migliore – meravigliosa declinazione della parola “rivoluzione”.
La restituzione dei lavori collettivi trova un ulteriore punto di raccordo e sintesi anche negli interventi finali: Angelo Junior Avelli, del Social Forum Abitare, porta la propria esperienza positiva – quella dei social forum, appunto, come momento di convergenza – per sottolineare che «nessuno basta a se stesso».
Il diritto all’abitare può aiutare a ristrutturare un discorso collettivo (che va dagli sfratti al mondo del lavoro o di chi studia: ne è un esempio un movimento come quello recente delle tende in piazza, capace di sintetizzare tutti questi punti) capace di portare alla definizione di obiettivi comuni e che passi per le cooperative sociali, l’edilizia popolare, la regolamentazione del mercato degli affitti, nuovo protagonismo della funzione pubblica, politiche fiscali a sostegno delle fasce più deboli.
Con un occhio al futuro (ad esempio il prossimo social forum di Genova il 6 e 7 novembre), da parte di tutte e tutti.
Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia Wwf (in collegamento da remoto), torna a sottolineare come la presa di coscienza della crisi climatica e (della biodiversità) debba essere necessariamente al centro di qualsiasi agenda o riflessione politica: è difficile realizzare che il mondo così come si è conosciuto non esista più come tale ma sia stato inevitabilmente alterato dall’attività umana: ciascuna azione ha un impatto, ed è importante averne una piena coscienza per deviare il cambiamento in corso da binari distruttivi.
Stabilizzare il clima richiede un tempo lunghissimo, e anche impedire un peggioramento rapido della situazione non è semplice, ma sono sforzi possibili, per quanto faticosi, da compiere per avere «un mondo migliore, o meglio più desiderabile».
“Transizione ecologica”, secondo Midulla, dovrebbe proprio voler dire questo; lo sottolinea in particolar modo riferendosi alla situazione in Sardegna, già citata negli scorsi giorni, dove a causa di una mancata regolamentazione dei piani di gestione degli impianti di energia rinnovabile eolica ha visto da una parte una campagna di screditamento di questi (perchè «deturpano il paesaggio e non lo tutelano») e dall’altra uno stop forzato alla costruzione di nuovi finchè non si definiscano una serie di regolamenti e decreti attuativi per gli impianti stessi (comunque, una percentuale minima sul territorio).
La riflessione sui modi di narrare l’ambiente, i cambiamenti e le azioni politiche inerenti ad esso continua anche con Barbara Megetto, presidente Legambiente Lombardia: anche lei ribadisce l’accettazione del cambiamento climatico in corso come unico assunto possibile per attuare politiche di transizione ecologica efficaci, i cui effetti positivi siano di vantaggio per chiunque, spostando ad esempio il focus dalla produzione e dal profitto (soprattutto del mercato libero) verso un “bene comune” troppo spesso messo da parte in favore dell’individualità.
I singoli cittadini e cittadine da soli/e, non è pensabile siano in grado di cambiare le condizioni economiche e sociali per intervenire sul clima, è necessaria, ancora una volta, una pianificazione ragionata a livello politico e una convergenza di collettività associative.
Il cerchio si chiude con il lavoro, uno dei temi protagonisti delle parole di Alessandro Pagano, segretario generale Cgil Lombardia: partendo dall’esperienza comune (anche dentro e fuori la campagna Sbilanciamoci! o il forum de L’altra Cernobbio stesso) de “La via maestra” della costituzione italiana a quelle europee, ciascuna delle quali manifesto di un rifiuto della guerra molto esplicito, prescrizione dell’utilizzo di risorse pubbliche per opere pubbliche mirate a garantire dei diritti pubblici.
Il fatto che l’atteggiamento politico dell’Italia e di molte altre nazioni europee sia distante da quelle costituzioni (ed il progressivo distacco dalla partecipazione democratica) è già di per sé un elemento di crisi, soprattutto se si pensa ad esse come modello di progetto politico, nato da situazioni disastrose come le guerre mondiali da eseguire che invece non viene tenuto in considerazione dalle agende politiche.
Pagano chiude sottolineando e ribadendo il bisogno di creare e fare rete, così spesso enfatizzato durante il forum, inteso come «messa in comune di nodi» in cui ciascuna soggettività abbia la possibilità di assumersi sì le proprie responsabilità, ma nell’ambito di un contesto di obiettivi comuni e lotte per ottenerli: solo facendo emergere i conflitti attraverso le rivendicazioni, secondo il segretario generale lombardo, si riesce a riconquistare il terreno perduto dei diritti, nel mondo del lavoro ma non solo. [Sara Sostini e Camilla Pizzi, ecoinformazioni; fotografie di Beatriz Travieso Perèz; video di Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
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