Ho partecipato alla Marcia della Pace nazionale, un evento annuale organizzato da Pax Christi insieme ad altre associazioni cattoliche. L’incontro è stato preceduto da un convegno di alto livello, arricchito dagli interventi di esperti, come ogni anno, prendendo ispirazione dall’annuale Messaggio di Papa Francesco.

Durante l’incontro, si è discusso della necessità di condonare i debiti dei paesi più poveri, ridurre la povertà e combattere le disuguaglianze, un tema che riguarda non solo il resto del mondo ma anche l’Italia. Purtroppo, la ricchezza rimane concentrata nelle mani di pochi, mentre le disuguaglianze aumentano.
Si è parlato delle guerre, della lotta contro la pena di morte, della necessità di un sistema carcerario più umano e della difesa dei diritti dei popoli. Non è mancata l’attenzione alla salvaguardia del nostro pianeta. È emersa l’importanza di conoscere, studiare, denunciare e proporre soluzioni, ma anche di fare sacrifici per il bene comune.
È stato anche ricordato Marco Tamborini, un esempio per tanti, e l’amico Elio Pagani, che avrebbe dovuto partecipare alla Marcia ma, non essendo in forma, non ha potuto esserci. Marco e Elio sono stati veri testimoni: hanno messo a rischio il loro posto di lavoro per denunciare la costruzione di strumenti di morte, molti anni fa.
Ripensando a loro, non possiamo non ricordare coloro che, in passato, hanno fatto obiezione di coscienza durante la leva obbligatoria, chi ha obiettato fiscalmente contro le spese militari, i lavoratori della Valtrompia e del Sulcis che si sono rifiutati di costruire mine antiuomo e i portuali di Genova e di altri porti italiani che non hanno caricato armi prodotte in Italia su navi destinate a conflitti.
Le problematiche sollevate durante la Marcia sono sempre state al centro del messaggio di Papa Francesco, e sono state ribadite anche dal nostro Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno. Dire no a un Paese come il nostro, che vede nel settore della costruzione di armi una fonte di guadagno, è un atto di coraggio. Dire no a un governo che aumenta le spese militari e che non firma per l’abolizione delle armi nucleari – ancora presenti sul nostro territorio, ad Aviano, Ghedi e in Puglia – è una posizione che dobbiamo tenere.
Tornato a casa, ho visto un curioso spot televisivo sui canali nazionali, promosso dall’Aeronautica Militare, che invita i giovani a “mostrare il proprio valore in cielo”, con l’immagine di un F-35, un aereo da guerra che può causa morte e distruzione. Mi chiedo: perché promuovere arruolamenti nelle forze armate, quando abbiamo un urgente bisogno di medici, infermieri, insegnanti e maestri? [Luigi Nessi, ecoinformazioni]
