Non c’è giustizia finché c’è guerra

Si apre venerdì 9 dicembre con la consueta mattinata dedicata alle scuole il XIV convegno del Coordinamento comasco per la Pace. I lavori iniziano alle 8,30 allo Spazio Gloria di Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como dove si svolgerà anche la sessione serale dalle 21. Se vuoi la Pace prepara la Pace prosegue a Olgiate Comasco sabato 10 dicembre al liceo scientifico statale G. Terragni alle 8,30 con la X Giornta dei diritti umani della scuola e alle 15 al Cinema Aurora. Leggi nel seguito del post l’editoriale del n. 413 di ecoinformazioni dedicato all’iniziativa.  Leggi il programma.

Non c’è Pace senza giustizia sociale e non c’è giustizia sociale senza l’abbandono della sottocultura della guerra. Quando oppressi da un debito nazionale che toglie futuro a noi e alle generazioni che verranno ci interroghiamo su come esso si sia potuto accumulare, dobbiamo ricordarci di quante volte inascoltati noi pacifisti abbiamo denunciato lo spreco, l’immoralità, la nefandezza e la barbarie connessa alle tante guerre che il nostro paese ha combattuto calpestando quell’articolo 11 della Costituzione repubblicana deriso con le aggettivazioni più spregiudicate che i governi hanno aggiunto al termine guerra per renderla “umanitaria”, “operazione di polizia” arrivando persino all’ossimoro “armi intelligenti”. Quanto c’è costato mantenere l’esercito, quanto ci è costata la Finmeccanica oggi al centro dell’ennesimo scandalo tangentizio ma scandalosa in sé come azienda che esporta strumenti di morte e di oppressione nel mondo? E quanto ci è costata economicamente e moralmente la guerra in Libia. Ricordate quando si rimproverava ai pacifisti di essere incapaci di sceglier la via delle armi mentre Gheddafi massacrava la sua stessa popolazione? Abbiamo visto poi in Libia come in tante altre “nostre” guerre “giuste” che i morti, le violenze, le atrocità con la guerra sono aumentate devastando un paese come già era successo in Afghanistan, in Irak e corriamo il rischio ancora accada in Siria e in Iran. No non ci convince la sciocchezza che vorrebbe l’insuperabilità della supremazia militare condizione (per terrore) per instaurare la Pace. Non ci è mai sembrato ragionevole armarci per combattere la violenza, ci sembra completamente irrazionale quel “Si vis pacem para bellum” a cui sembra ispirarsi la politica estera anche di tanti paesi democratici. Ci sembra più saggio preparare la Pace con la giustizia sociale devolvendo gli immensi sprechi costituiti dall’intera quota del bilancio dello Stato illegalmente destinato alle guerre alla rivalutazione di pensioni da fame, agli investimenti nella sanità, nella scuola, all’accoglienza dei migranti (spesso provenienti da paesi che proprio le “nostre” guerre o le “nostre” economie di sopraffazione hanno reso inabitabili) alla solidarietà internazionale. La crisi economica, quella biofisica, quella internazionale rendono ancora più evidente che non è più possibile tollerare l’assurdità di un bilancio della difesa (difesa?) che – solo per citare un esempio – sperpera con l’acquisto degli F35 il denaro di un’intera manovra finaziaria “lacrime e sangue” che ci viene presentata come inevitabile. La forza della nonviolenza, evoluzione antropologica rispetto alla muscolare semplificazione militare, è fondamento di una nuova società fatta di sobrietà e di collaborazione internazionale, tessuta con uno sguardo altermodialista che non interpreta la globalizzazione come una meraviglia del mercato, una sorta di infinito campo di competizione e di sbranamento collettivo, ma come naturale condizione geografica degli umani, noi terresti che nella cooperazione abbiamo trovato l’unica strada per sopravvivere. Per questo quando ci troviamo come accade da 50 anni alla Marcia Perugia – Assisi abbiamo la netta sensazione di stare cambiando il mondo e che restando umani ce la possiamo fare prima che i guerrafondoia lo distruggano del tutto. [Gianpaolo Rosso – ecoinformazioni]

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